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Testimonianza 4 Studentesse

UN MESE A NGOMBEZI-TANZANIA-14 luglio-10 agosto 2011

Siamo quattro studentesse dell'università Ca' Foscari di Venezia e frequentiamo il corso di laurea in servizio sociale. Grazie alla collaborazione con Claudio Turina abbiamo avuto la possibilità di trascorrere un mese a Ngombezi, ospitate da Padre Joel.
La nostra giornata iniziava al sorgere del sole; dopo la colazione ci dirigevamo a piedi verso la scuola secondaria di Ngombezi, dove insegnavamo inglese nelle classi prime.
L' impatto iniziale è stato difficoltoso dal momento che i ragazzi hanno da subito dimostrato notevoli lacune in questa materia e noi, non conoscendo lo swaili, non riuscivamo sempre ad esprimerci in modo chiaro. Nonostante ciò, dopo le prime lezioni, abbiamo notato dei miglioramenti da parte di alcuni alunni e questo ci ha dato grande soddisfazione.
Inoltre i ragazzi con il passare dei giorni hanno mostrato maggior interesse per la materia ed il clima era più collaborativo.
Tornavamo generalmente a casa per pranzo e al pomeriggio arrivavano i bambini del villaggio.
Dal momento che le loro età erano differenziate, dopo i primi giorni abbiamo deciso di dividerli in due classi per permettere uno svolgimento più efficace ed adeguato delle lezioni d' inglese. Silvia ed Elenia seguivano i bambini più piccoli cercando di fargli apprendere alcune parole attraverso il disegno; Roberta ed Anna insegnavano ai più grandi alcune nozioni base di grammatica e dei vocaboli , spesso traducendo dallo swaili all'inglese tramite l' uso del dizionario.

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Pensieri di una notte a Mgombezi, di Andrea Tondinelli

 

Sono da poco passate le nove, fuori è buio e questo filo d’acqua che con meticolosa precisione faccio scorrere lungo il mio braccio prima ed il mio corpo poi, sembra donarmi un sollievo che ritenevo irraggiungibile solamente fino ad un’ora fa.
Un secchio d’acqua per lavare la polvere e le fatiche della giornata sarà sufficiente a placare la fame di frescura del mio corpo che questo clima perennemente carico di umidità non fa che alimentare durante tutte le ore del giorno.
In fondo sono solamente le nove, passate da poco, eppure, qui a Mgombezi, sembra già notte fonda.

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Testimonianza di Gabriella Tondinelli

 

Era il 1959. Avevo 18 anni e ricordo che attraverso la radio appresi che una dottoressa di Como cercava medicinali e volontari per l’Africa. Inaspettatamente mi si presentava l’occasione di realizzare quello che inconsciamente covava nel mio animo sin da piccola.
Con entusiasmo scrissi una lettera …… ma non la spedii. La mia timidezza, la mancanza di fiducia in me stessa, la paura di non essere all’altezza dell’impegno, ebbero il sopravvento.
Avevo perso il mio primo treno.
Mi si ripresentò l’occasione quando mio figlio Andrea, all’età di 15 anni, espresse il desiderio di voler rivedere le suore dell’Istituto ove aveva frequentato l’asilo e le elementari, suore che gli erano rimaste sempre caramente nei ricordi. Facemmo loro un’improvvisata. Suor Carmela e Suor Armanda ci accolsero con gioia e con affetto. Ebbene, in quell’occasione Suor Carmela mi presentò una suora missionaria che sarebbe partita per un lebbrosario del Congo la mattina seguente.
Nell’apprendere il desiderio che sempre avevo avuto di poter partire per quei lidi, mi disse che se avessi voluto sarei potuta andarvi l’indomani con quella suora. Sarebbe stato bellissimo, inaspettato. Ma come potevo, così all’improvviso, e poi, come potevo lasciare il mio Andrea ….. aveva ancora bisogno di me. Non potevo. Ero divisa tra due struggenti amori.
Persi il treno per la seconda volta.
8/10/2007. Quel desiderio, quel pensiero, che per diversi anni si era assopito – ma mai del tutto obliato – si ripresentò con prepotenza nella mia mente. Allora pregai. Pregai affinchè mi si aprisse una strada. Chiesi aiuto, perché io non so propormi, non so bussare alle porte, quindi, non sapevo dove cominciare.
Ricevetti, di li a poco, una telefonata. Era la mia amica Liliana e mi disse che l’indomani sarebbe venuto a Roma Claudio Turina, quel laico missionario di cui mi aveva parlato e mi ha invitato a casa sua per incontrarlo.
Fui pervasa da una strana, quasi euforica agitazione. Era quella la risposta che attendevo? Era forse quella la strada che avrei potuto percorrere? E se sì, ero pronta ad imboccarla?
Non so come, finalmente, ci sia arrivata, ma so di certo che il giorno 9/04/2010 mi trovavo sull’aereo che mi avrebbe portato a Dar Es Salaam, in Tanzanìa. All’aeroporto trovai ad attendermi mio figlio Andrea. Il giorno seguente, dopo un viaggio in autobus di cinque ore, saremmo arrivati al villaggio di Ngombezi, Distretto della città di Korgwe da Padre Joel. Mio figlio era suo ospite già da una settimana.

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