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Testimonianza Matilde Pagnin


Mi ha insegnato parecchie frasi in swahili per esempio “Mimi ni mzuri” che vuol dire “io sono bella” e mi ha dimostrato come fare dei tipici biscotti chiamati “bites”.
Il giorno in cui ho incontrato il mio fratello adottivo William Samuel è stato un giorno speciale. È un ragazzino alto e robusto dall’aria simpatica.
Ha più o meno sedici anni e frequenta la scuola elementare. Non mi ha fatto pena come molti forse penseranno perché, secondo me, è un orfano molto fortunato perché ha la possibilità di andare a scuola. Tanti bambini più piccoli di lui non possono permettersi di frequentare la scuola e rimangono a casa o devono andare a lavorare. Aveva un livello basso di inglese ma sorrideva sempre, il che faceva felice anche me. Per tutta la mattina David, William, io e mia sorella abbiamo giocato a calcio su un campo in pendenza. Ogni volta che io o mia sorella perdevamo la palla, a causa della nostra scarsa bravura, toccava a me andare a ricuperarla prima che arrivasse alla base della collina.
È stato un modo diverso di giocare a calcio. Alla fine della partita, con il punteggio uno a uno, ero sfinita. Dovevo bere l’acqua dalla bottiglia perché l’acqua che i locali prendevano era dal fiume e noi non potevamo berla perché conteneva microbi che i nostri corpi non sapevano combattere.
Nonostante le loro difficoltà quotidiane, è stata un’esperienza indimenticabile che resterà per sempre nel mio cuore.
Matilde Pagnin
II A Scuola Media Dante Alighieri, Venice

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