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Testimonianza fr. Roberto Giraldo

Il viaggio in Tanzania dal 9 al 26 luglio 2012 con il Responsabile dell’associazione “Gocce d’amore universale”, è in assoluto la mia prima visita nella cosiddetta Africa nera. E questo nonostante abbia avuto a abbia tuttora molti contatti con studenti africani. Ho accompagnato Claudio Turina, Mia Mazzer ed Angela Franzin in qualità di Preside dell’Istituto di Studi Ecumenici S. Bernardino di Venezia. Per certe iniziative, specie se coinvolgono le varie chiese, è cosa buona che si possa andare a nome di una istituzione. Siccome la Tanzania occupa un grande territorio, più di tre volte l’Italia (943.000. Kmq), la nostra visita ha dovuto limitarsi a qualche località: Mwanza, Korogwe, Lushoto, Muheza e Tanga. Mentre alcune di queste località sono legate alle attività dell’Associazione “Gocce d’amore universale”, altre potrebbero un domani essere a loro volta interessate o coinvolte o con l’associazione, o anche con l’Istituto di Studi Ecumenici S. Bernardino (Venezia). Già due vescovi, infatti, mi hanno chiesto se possono usufruire di due borse di studio per inviare due loro studenti verso la specializzazione in teologia ecumenica. Spero di poter trovare due borse di studio, anche perché appena giunto all’aeroporto di Dar Es Salaam è stata per me una gioia enorme nel trovarmi di fronte i miei vecchi studenti venuti per salutarmi e darmi il benvenuto. Anche se non mi pare d’averlo fatto vedere, mi sono commosso e ho ripercorso in un attimo la strada fatta con ciascuno di loro. Ho anche capito che è valsa la pena dare loro una possibilità di formazione e studi in Italia: per la loro promozione, ma anche per la chiesa e la loro nazione. Così penso che ci è capitato ogni volta che abbiamo visitato le opere promosse dalla generosità dei soci e benefattori di “Gocce d’amore universale”: la falegnameria, la scuola di taglio e cucito, l’allevamento dei maiali…. Anche se non sempre rispondono ai nostri criteri e alle nostre attese, queste opere sono un segno e uno stimolo: non solo segno di carità, ma di un cammino da fare, di una meta da realizzare per dare a tutti il necessario e una certa sicurezza. Di grande intensità, poi, l’incontro con i giovani che sono in attesa di iscriversi all’università o che stanno ultimando gli studi universitari. Sono giovani pieni di speranza e di voglia di fare. Quando li incontri, capisci immediatamente quanto sia prezioso il nostro aiuto. E lo vedi soprattutto nel volto dei bambini che sono stati da voi adottati: nonostante le disgrazie che li hanno colpiti per cui spesso sono orfani completamente, si sentono in qualche modo protetti e amati. Ne abbiamo incontrati parecchi. Un incontro che mi ha davvero impressionato è stato quello con i bambini ciechi del collegio diIrente View di Lushoto.
Tra di essi ci sono anche alcuni albini che vanno continuamente protetti dalla polizia. Per tante ragioni sono visti molto male dalla popolazione che li crede portatori di maledizioni o gente dotata di strani malefici poteri. Spesso vengono uccisi e i loro organi vengono venduti. Sono comunque persone a rischio e se non sempre si arriva alla loro soppressione è frequentissima la possibilità che venga loro amputato un qualche organo. Lì c’è anche un giovane divenuto cieco e sfigurato a causa di bruciature gravissime. Sostenuto dall’associazione, sta studiando musica con grande profitto anche perché vi sembra portato per inclinazione naturale. Quella delle adozioni, al di là che si potrebbero fare molte altre cose, sembra la cosa più necessaria e anche la più percorribile. Promoviamo i futuri promotori del loro stesso progresso. Direi che l’associazione sta impiantando le vere strutture che potranno sostenere il futuro sviluppo della Tanzania.

Testimonianza Mia Mazzer

 

Dicono che la prima impressione non si dimentica mai. Io rivedo tutti quei bambini seduti sulle panche con le faccine curiose e interessate. Indossavano tutti la maglietta tipica veneziana(dono di Alessandro di Campo della Guerra, Venezia)con sopra stampato: la gondola, VENEZIA e altri disegni. Erano bellissimi!
Le risate che mi sono fatta quando si presentavano con il loro nome e quello dello sponsor, mi danno gioia ancora oggi. Molti degli sponsor li conoscevo personalmente, quindi sentire che uno dicesse di essere “figlio” di Impianti Idraulici, l’altro di E Copie da Toni, ci ridevo come pazza.
Arrivò domenica e ci fu la santa Messa. La chiesa era gremita di fedeli, tutti interessati a noi due(Claudio ed io) come amici-benefattori. Padre Joel ci ha dato il compito di fare le Letture e anche di presentarci ai fedeli. Alla fine della Messa siamo stati coperti di doni vari: coperte Masai, cappelli di paglia, bastone, e ai nostri piedi piante e frutta. Sembravamo due monumenti in onore all’Africa, ci sentivamo un po’ buffi. Alla fine si alzò una signora dall’incedere regale, si fece silenzio, si avvicinò a me e dissi, ponendomi la mano al cuore: È per me! Mi trovai tra le mani un gallo enorme e variopinto. La mia sorpresa e l’imbarazzo erano evidenti, e scatenarono una risata poderosa. Padre Joel mi liberò dal carico di regali, mi raddrizzai ed uscii orgogliosa con il mio esemplare pennuto.
Mia Mazzer
Ngombezi, agosto 2008

Testimonianza Elisa Nardin

 

Ngombezi 09.12.2011 / 07.01.2012

Nel momento in cui siamo arrivati a Ngombezi , Roberto ed io abbiamo preso subito consapevolezza del fatto che tutte le parole dette da Claudio , durante i nostri incontri organizzativi riguardo al viaggio, corrispondevano a realtà e che finalmente un sogno si avverava: eravamo nella quotidianità africana. Ad accoglierci abbiamo trovato padre Joel e i suoi figli adottivi. Fin dall’inizio mi son sentita accolta in una grande famiglia, come se mi avessero conosciuta da sempre.
I primi giorni son serviti per ambientarci, conoscere la comunità e vedere i progetti realizzati da Claudio e da “ Gocce d’Amore Universale”.
Alloggiavamo da padre Joel, il quale è sempre stato molto disponibile, protettivo e comprensivo, nonostante i suoi molti impegni.

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Testimonianza Andrea Pagnin

 

L’incontro con Claudio Turina è stato quasi casuale. Avevamo deciso in famiglia di impegnarci in un piccolo gesto di solidarietà e l’occasione era stata la Prima Comunione di Matilde: assieme avevamo infatti deciso di destinare quanto dovevamo spendere per il suo regalo, unitamente ad un ulteriore contributo, ad un bambino meno fortunato.
Grazie ad amici comuni abbiamo conosciuto Claudio ed abbiamo avuto modo di apprezzare in particolare la sua capacità, dote molto rara in questi tempi, di trasformare in fatti concreti tutti i suoi progetti.
Quando Claudio ci ha poi offerto la possibilità di “vivere” un’esperienza sul campo abbiamo tutti accolto con entusiasmo la sua proposta.L’incontro con Padre Joel, fatto di sorrisi e di contagiosa allegria, la calorosa accoglienza della comunità di Ngombezi, il tempo passato a giocare con i bambini, ci hanno consentito di conoscere al meglio la realtà di questa parte d’Africa e di vivere una lunga ed intensa emozione. L’incontro con William, il ragazzo che aiutiamo negli studi, è stato sicuramente il momento più intenso di questa lunga esperienza.
Non credo che la povertà sia in sé un problema per gli abitanti del villaggio che abbiamo incontrato, in particolare per i bambini, in quanto si può realmente vivere con poco e senza troppe comodità: ci si può cibare comunque senza avere a disposizione tre o quattro marche per ogni tipo di alimento, si può comunque curare la propria igiene senza utilizzare (o forse meglio dire sprecare) decine e decine di litri d’acqua al giorno, ci si può vestire considerando gli abiti come un qualcosa con cui coprirsi e non come l’esternazione del proprio status symbol.

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Testimonianza Maria Misa Pagnin

Reflections on Tanzania
August 2010
Many people ask what could be done to help this developing nation. The answer must be one alone. Education. Such a painfully conspicuous answer which has apparently been overlooked and underestimated by many. If a deprived child learns, a growing student becomes knowledgeable, a creative teenager has ambitions and can consider options, a self-confident young adult gains qualifications and an autonomous adult makes a qualified contribution to their own workforce, society and country. This same qualified adult could play a part in improving farming methods or building cleaner politics, may be involved in business management, would be interested in understanding how to resolve local or regional or national problems and might well become an example for the younger generation to follow. Tanzanians need to start being proud of their own achievements and they need to stop considering themselves the incapable, ignorant, impotent and inferior recipients of all projects designed for them and donations offered to them by the ‘better’ world.

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